Simona Muzzi

dichiarazione d'artista

La tecnica utilizzata nella maggior parte delle mie immagini è l’autoscatto, non tanto inteso a servizio dell’autoritratto ma con lo scopo di ricerca ed espressione del sé. Il mio processo artistico si sviluppa nell’immediatezza del pensiero, e più raramente a distanza di giorni dalla maturazione dell’idea.  Non costruisco particolari set fotografici definiti e curati, non aspetto la luce giusta; scelgo il luogo, l’abito/abiti, e scatto. Tutto nell’immediatezza del momento spinta da un'urgenza interiore.

Affianco poi un video alle opere fotografiche con un audio che fa parte del mio processo creativo, abbinandovi spesso dei suoni tratti dalla realtà che mi circonda. Il "rumore" è per me un elemento disturbante, ma stimolante ed interviene fortemente nel visivo.

Mi ispiro, pur distaccandomene, ai grandi artisti come Helmut Newton da cui ho tratto l'insegnamento di affrontare la moda ed il nudo senza rendere volgari le immagini, anche se la sua ricerca quasi maniacale nella posizione della modella non mi appartiene. Per quanto riguarda la mia sensibilità artistica mi sento vicina a Cindy Sherman per l'uso dei costumi e dei travestimenti, e a Francesca Woodman nella mia affinità a nascondere il viso, nella sua relazione con la questione del proprio corpo, con la sensualità, ed in parte con l'alienazione e l'isolamento. 

L'autoritratto come indagine del sè, approssimazione alla conoscenza del proprio io destinata a non trovare risposte definitive.

Il mio approccio con l'autoritratto mette nel gioco la moda con i suoi canoni estetici autoimposti, contrapponendovi il mio gusto personale con l'affettività nella scelta degli abiti della mia mamma e della nonna che non sono più con me.

Il desiderio da piccola di essere un maschio e la maturata consapevolezza della fortuna di essere femmina, tema che mi ha toccato personalmente nella mia infanzia ed adolescenza, entra nelle mie fotografie, a volte con prepotenza nelle foto di nudo e a volte in silenzio a piccoli passi.